lunedì 22 febbraio 2010

Savoir faire…

A volte i nostri cugini d’Oltralpe sanno essere sintetici e riescono ad esprimere concetti, che necessiterebbero di molte argomentazioni, con poche parole. Pensate a Cambronne… In questo caso, con poche parole, elevano un inno alla comunicazione. Ma io provo anche ad argomentare. Molto spesso, specie quando si intraprende una nuova attività, specie se si deve lavorare su un terreno difficile, si è tutti presi dalla necessità del “fare”. Ci si butta a testa bassa, ci si concentra, si impara, per arrivare a dire, con pieno merito, di “saper fare”. In questo sforzo, si è così concentrati sul “pezzo” che si rischia di dimenticare che c’è un mondo esterno. E le eventuali intrusioni rischiano di darci fastidio, di distrarci dal fare. Ma si deve riflettere che è quasi inutile saper far bene se nessuno lo sa. Io posso essere il cioccolataio più bravo del paese, ma se non lo faccio sapere in giro rischio di essere il solo a gustare le mie prelibatezze. “Io non avevo tempo per raccontare che sapevo fare una cosa deliziosa. Ero già troppo impegnato nel farla”.“Si, ma se io non lo so che tu la fai…” Questo minuetto potrebbe andare avanti all’infinito. Sinché si capisce che entrambe le cose sono importanti. Non una più importante dell’altra, ma entrambe hanno la stessa importanza. Perché è sbagliato impegnarsi a fare una grande comunicazione se il prodotto non è un granché (si chiama pubblicità ingannevole ed in genere ha le gambe corte), ma è per lo meno suicida fare un grande prodotto se non lo si fa sapere. Ed ecco che allora bisogna, dopo aver fatto il buon prodotto, fare una buona comunicazione. Poi, come la comunicazione va fatta è tutto un altro film. Ma anche qui vorrei sottolineare che, come per realizzare il prodotto ci si affida a ricercatori, esperti, professionisti, lo stesso andrebbe fatto per la comunicazione. Quindi “saper fare e far sapere”. Però vorrei aggiungere un terzo aspetto non meno importante: sapersi rapportare. Capita che l’imprenditore, il politico, il manager pubblico o privato insomma chi ha responsabilità di fare, sia tanto preso dai suoi impegni che va già bene se si fa convincere che bisogna anche comunicare. Ma non riflette sul fatto che deve anche saper avere un rapporto con l’esterno. Un rapporto che crea o rafforza la sua immagine. Tutti sappiamo che l’immagine è un grande veicolo di comunicazione e che una buona immagine crea una buona disponibilità nella controparte. “Ma io ho fatto delle grandi cose. La gente deve essere contenta di questo.” “Ma se la gente non lo sa devi farglielo sapere. E magari è bene che glielo dica tu, per creare un rapporto diretto. Per far sentire tutti interlocutori privilegiati.” C’è chi è bravo a creare rapporti per sue doti naturali. Per chi invece sotto questo aspetto ha da migliorare, c’è sempre una valida soluzione: farsi aiutare da chi lo sa fare. E allora : “savoir faire, fair savoir et savoir être” o meglio “paraître”.

di Ugo Canonici
tratto da www.dmconline.it

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